Pensieri in Sospeso

Meditazione VII

Di tutte le qualità che mi mancano, una memoria ferrea e ordinatrice, da perfetto bibliotecario, sarebbe infatti quella che più mi gioverebbe. Non avendola, mi limito a riportare faticosamente alla luce qualche rigo, sovente con l’aiuto di vecchie sottolineature. I segni lasciati a matita mi vengono in soccorso come farebbe una fotografia, nel ricostruire soprattutto ciò che si cela oltre l’inquadratura.

Come su un unico breve lembo di pergamena, le parole dei libri letti fino a oggi si adagiano l’una sull’altra, confondendosi in una sinfonia che mi è familiare quasi per istinto e che mi guida nel quotidiano. Quanto di irrazionale e di spontaneo vi sia nella fruizione artistica è materia per ben più alte professionalità; ma appare evidente come la letteratura eserciti la sua funzione anche oltre la comprensione — e dunque oltre la memoria — di chi ne usufruisce.

Da qualche parte dove si perde la memoria, sono convinto che resti una traccia indelebile. La si riconosce quando alcuni sentimenti, provati per la prima volta in vita, ci sembrano il calco di qualcosa già incontrato sulla pagina.

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Meditazione III

Su cosa sia il classico, parole assai sagge sono state spese in ogni tempo e in ogni luogo. E noi ci limiteremo a lasciarle risuonare in altri e più meritori lidi, consapevoli di come la loro eco giunga più melodiosa della nostra.

In questa sede, avendo da poco terminato la lettura della Fisiologia del gusto di Brillat-Savarin, ed essendo ormai prossima l’ora di cena, mi sento invece di riproporre l’idea del classico come di una vivanda ricca e sostanziosa.

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Meditazione I

«Ça a débuté comme ça. Moi, j’avais jamais rien dit. Rien.»

Non cominciava forse così quel celebre viaggio al lumicino tra l’insania, la frenesia e il pingue candore dell’imbecillità umana?

Sono persuaso che nell’editoria si potrebbero oggi rintracciare gli stessi fenotipi che il disilluso Bardamu intravide nel suo percorso tormentato. Ne son certo, però, per via puramente inferenziale: perché l’editoria italiana io non l’ho mai conosciuta.

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