Meditazione VII
Di tutte le qualità che mi mancano, una memoria ferrea e ordinatrice, da perfetto bibliotecario, sarebbe infatti quella che più mi gioverebbe. Non avendola, mi limito a riportare faticosamente alla luce qualche rigo, sovente con l’aiuto di vecchie sottolineature. I segni lasciati a matita mi vengono in soccorso come farebbe una fotografia, nel ricostruire soprattutto ciò che si cela oltre l’inquadratura.
Come su un unico breve lembo di pergamena, le parole dei libri letti fino a oggi si adagiano l’una sull’altra, confondendosi in una sinfonia che mi è familiare quasi per istinto e che mi guida nel quotidiano. Quanto di irrazionale e di spontaneo vi sia nella fruizione artistica è materia per ben più alte professionalità; ma appare evidente come la letteratura eserciti la sua funzione anche oltre la comprensione — e dunque oltre la memoria — di chi ne usufruisce.
Da qualche parte dove si perde la memoria, sono convinto che resti una traccia indelebile. La si riconosce quando alcuni sentimenti, provati per la prima volta in vita, ci sembrano il calco di qualcosa già incontrato sulla pagina.










