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Savannah-La-Mar, di Thomas de Quincey

Dio colpì Savannah-La-Mar, e, in una sola notte di terremoto, la portò, con tutte le sue torri intatte e i suoi abitanti immersi nel sonno, dalle solide fondamenta della riva al fondo corallino dell’oceano. E Dio disse: «Sotterrai Pompei e la nascosi agli uomini per diciassette secoli: sotterrerò questa città, ma non la nasconderò. Essa sarà per gli uomini un monumento della mia ira misteriosa, incastonato in luce azzurra per tutte le generazioni a venire; poiché la racchiuderò nella cupola di cristallo dei miei mari tropicali.»

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Ancora Magie, di Grazia Daledda

Una sera di novembre, all’imbrunire, me ne stavo seduto al di fuori della nostra casetta, sul carro di un vicino, e guardavo in fondo alla via. Siccome faceva freddo nessuno si degnava di tenermi compagnia, e anch’io, certo se non fossi stato spinto da un forte motivo, non sarei rimasto là. Vedevo i monti, già coperti di neve, tutti velati di nebbia, sentivo giù dal cielo fosco stillare un’umidità gelata che trapassava il mio cappotto, e il vento freddo m’imporporava il naso, eppure non mi muovevo. Il campanile nero di San Giuliano, facendo di tanto in tanto capolino fra la nebbia e le tinte fosche dell’imbrunire, mi avvertiva esser l’ora di recarmi a sonar l’ave, eppure io restavo là duro, stecchito, immemore del mio dovere.

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Come fu Composto un Canto, di Maksim Gorkij

Nel cielo grave di vapori, rossastro, come sospeso ai suoi raggi d’oro il sole s’avvicinava al tramonto. Il sommesso chiacchierar delle donne, il rintoccare delle campane, il gracidio delle rane, erano gli unici suoni che in quel momento turbassero il silenzio della città. Quei suoni parevano rasentare la terra come fanno le rondini quando sta per piovere. Ma sopra e intorno ad essi, tutto era quiete: un silenzio che, come la morte, afferrava e stringeva ogni cosa.

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